La lingua longobarda

Oggi quasi tutti, aprendo un comune testo di storia o più semplicemente facendo una ricerca su internet, possono trovare moltissime informazioni sui Longobardi, ma, non so se ci avete fatto caso, nozioni e curiosità sulla lingua di questo popolo sono difficili da reperire e comunque quasi nessuno se ne interessa.

Effettivamente i Longobardi, essendo inizialmente un popolo nomade, preferivano tramandare la loro cultura e le loro tradizioni oralmente, e quindi non possediamo moltissime fonti che possano testimoniarci come fosse la loro lingua, ma quelle che abbiamo sono molto interessanti.

Per esempio, sapevate che quella dei Longobardi era una lingua germanica?

Oggi, quando sentiamo l’aggettivo germanico, lo colleghiamo quasi sempre all’aggettivo tedesco, ma questo è improprio. In effetti le lingue germaniche sono molte: quelle attuali sono ad esempio l’inglese, lo scandinavo, l’olandese e l’afrikaans, mentre quelle del passato erano il gotico, l’antico nordico, il frisone e, appunto, il longobardo.

Dunque prima i Longobardi avevano una cultura basata sull’oralità, davano molta importanza ai loro canti e alle poesie, come alcune tribù africane ancora oggi, e di conseguenza avevano una memoria molto più sviluppata della nostra.

I Longobardi arrivano in Italia nel VI secolo, ma iniziano a scrivere in latino nel secolo successivo per farsi capire anche dalle popolazioni locali e perché erano numericamente assai inferiori. Infatti, si è calcolato che potessero essere circa il 2% della popolazione. Cominciano a mettere per iscritto in latino anche le loro antiche leggi orali nell’Editto di Rotari, redatto nel 643 d.C. proprio a Pavia.

Da questo momento in poi anche i codici giuridici dei re successivi saranno scritti in latino, sebbene molti termini dei Longobardi siano stati mantenuti, poiché non ne esistevano di corrispondenti in latino.

Si pensa che nell’VIII secolo la loro lingua addirittura non venisse più parlata.

Nonostante questo, oggi della lingua longobarda possediamo:

  • termini delle leggi;
  • un vasto patrimonio onomastico (antroponimi e toponimi);
  • molte parole appartenenti ad alcuni campi semantici particolari.

Sorprende dunque quanti vocaboli di uso comune dell’italiano siano prestiti della lingua longobarda.

Innanzitutto analizziamo i due termini Longobardo e Lombardia.

Sapevate che il termine longobardo ha più etimologie?

 

Disegno ricostruttivo di un cavaliere longobardo.

 

Originariamente i Longobardi si sarebbero chiamati winnili, ossia “combattenti valorosi”, dalla stessa radice del verbo inglese to win (vincere). E’ risaputo infatti che i Longobardi fossero abili guerrieri, amanti dell’arte bellica.

Molti storici hanno in seguito aperto una discussione sull’etimologia del nome longobardo. Alcuni sostengono che esso significasse “dalla lunga barba” (in inglese long e beard): infatti i capelli lunghi e la barba folta erano tratti tipici del Longobardi. Come invece sostiene Paolo Diacono, il sostantivo deriverebbe dal termine alabarde, lunghe lance usate dai Longobardi.

Il termine Lombardia, invece, significa Terra dei Longobardi. Infatti, il suo territorio fu occupato da questa popolazione, che ne cambiò l’aspetto attraverso lo sviluppo di alcune città, come Pavia, Brescia e Monza.

 

Cartina dell'Italia in età longobarda

 

 

 

Campo semantico della tecnica

  • SCHIFO: deriva dal Longobardo “skif” e condivide l’etimologia con il lemma inglese ship (nave), poiché questo termine venne coniato dagli uomini che, andando per mare, erano colti all’improvviso da una strana sensazione di nausea.
  • TAPPO: deriva dal termine longobardo “zaffo”, parola sopravvissuta nel lemma zaffata.
  • SLITTA: condivide l’etimologia con il verbo inglese to slide (scivolare) e indica un mezzo di trasporto utile in ambiente nevosi.
  • STERZO: deriva dal termine longobardo “sterz”, che anticamente indicava il manico dell’aratro con cui si cambiava la sua direzione e oggi indica l’insieme dei meccanismi che permettono ad una macchina di cambiare direzione.

Schema dello sterzo di una macchina.

 

 

 

CAMPO SEMANTICO DELLE COSTRUZIONI

  • BANCO : inteso sia come tavolo da lavoro che come scrivania, deriva dal germanico “bank”, che significava tavolo o asse.
  • SCAFFALE: deriva da “skafa”, che significava palchetto o stipo.
  • BALCONE: deriva da “balk”, che significava palco di legno.
  • STAMBERGA: in longobardo era “stainberga” e indicava un riparo di pietra; ora ha subito uno slittamento di significato e con stamberga si indica un’abitazione oscura e inospitale.

 

Stamberga

 

 

CAMPO SEMANTICO DEL POTERE E DELL’ESERCITO

  • SCRANNO: dal longobardo “skranna” cioè panca, è una sedia con spalliera e braccioli molto alti, riservata in passato a giudici, docenti e alti funzionari.
  • GASTALDO (o CASTALDO): dal longobardo “gastald”, amministratore dei beni sovrani, era un dignitario con funzioni di amministratore per conto del re.

 

Corte di Re Liutprando

 

  • SGHERRO: dal longobardo “skarr(j)o”, che indicava  capitano militare o  uomo armato al servizio di un privato, oggi è una denominazione spregiativa degli appartenenti alle forze di polizia di governi tirannici.
  • RICCO: dal longobardo “rihi”, potente, indica colui che ha larghe disponibilità economiche, specie in denaro; condivide la radice con l’inglese rich.

 

 

 

 

CAMPO SEMANTICO DELL’EQUITAZIONE

  • STAFFA: la radice “sta-“, “stha-“, che significa “essere fermo” si riscontra nel tardo latino (stapia, stahia), nel tedesco (staffo, stapfo) e nell’inglese, con ad esempio il verbo to step, che significa camminare, procedere.
  • BRIGLIA: deriva dal germanico “bridil” e indica l’insieme dei finimenti che consentono di guidare un cavallo dalla testa.

 

Briglie

 

  • SPRONE: variante di sperone, è la parte metallica applicata agli stivali per incitare il cavallo; deriva dall’inglese to spurn, ossia tirar calci, che sembra condurre alla radice indo-europea “spar“, col senso di agitare. La radice è uguale anche nel greco spaìrein, che significa palpitare, sprangare, e in senso figurato nel latino spernere, cioè rigettare.

Sperone

 

 

CAMPO SEMANTICO DEI COLORI E TESSUTI

  • BIANCO: deriva dalla parola blank, che a sua volta  proviene dal protogermanico blankaz”, che significa smagliantescintillante.
  • FEDERA: è un’altra parola di origine longobarda, e ha la stessa radice della parola inglese feather (piuma).
  • FAZZOLETTO: deriva da “fazzo” cioè ritaglio di stoffa, toppa
  • IMBASTIRE: è una parola composta da bastire, che significa costruire, dalla parola “bastjan” con il medesimo significato; indica la pratica unire provvisoriamente i margini di due pezzi di stoffa, di pelle, ecc., con punti lunghi di filo di cotone, destinato a essere poi sostituito dalla cucitura definitiva.

 

Imbastire

 

 

 

CAMPO SEMANTICO DELL’AGRICOLTURA

  • GUADO: dal latino “vadum”, non senza l’influenza della radice germanica ga->va- relativa all’andare; è quel punto di un fiume, torrente e simili, dove l’acqua è così bassa che può essere attraversato a piedi, a cavallo o su di un veicolo.

 

guado